Lucio Fontana, Alda Merini. Confini

‘Sono molta

irrequieta

quando mi legano

allo spazio’

Alda Merini

Leggendo queste parole, ho visualizzato in maniera immediata, automatica, le Attese infinite di Lucio Fontana; sospensioni purissime, varchi aperti sull’altrove. Non so dire esattamente quale sia stata la connessione ‘logica’ che mi ha portato ad associare Alda Merini a Lucio Fontana, ma è accaduto.

Alda Merini

Alda Merini, 1931 – 2009

Lucio Fontana

Lucio Fontana 1899 – 1968

Due equilibristi, due viaggiatori che mostrano un’identica urgenza di rivoluzionare lo spazio vita-arte. Scavalcano i confini che confortano, le linee di demarcazione stabili, le definizioni certe, le divisioni e le delimitazioni che servono a intiepidire i giorni (e le opere) rendendoli rassicuranti, vivibili, facilmente narrabili.

Quando si tenta di scrutare la forza della luce che – silenziosa e prepotente – invade qualunque spazio fisico noto, quando si manifesta una profonda volontà di estensione estetica, quindi emotiva, esistenziale, quando si ha il desiderio di misurare l’incostanza del rapporto tra spazio ed esistenza, allora si può arrivare a capire che il mondo è ‘soltanto’ realtà fluente. Così com’è lo spazio infinito, sopra di noi, non quantificabile secondo alcun parametro.

La vita e l’arte, specchi d’acqua riflettenti, sono zone aperte, liquide, mai vuote, in cui si muovono continuamente segni, gestualità e concetti in costante, eterna sospensione.

fontana

Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attesa, 1964

Ulteriore minima digressione:

Che cos’è un confine, se non una delle tante, mirabolanti, invenzioni umane? Per esempio, ditemi, qual è il confine tra il bianco e il nero? Il grigio? No. Il grigio risulta dalla compenetrazione di bianco e nero, dalla loro mescolanza, assumendo una gradazione infinita di toni in base al prevalere dell’uno o dell’altro pigmento e non rappresenta, quindi, la fine del bianco e l’inizio del nero. O viceversa. Difficile è stabilire dove esattamente finisca una cosa e ne inizi un’altra. Evitare di legarsi, col pensiero e col corpo, allo spazio (così come lo conosciamo noi), può aprire squarci intellettuali sorprendenti.

Lucia Borri

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